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mercoledì 22 luglio 2009

Un cubano che interpreta un italiano

Ieri sera sono stato quasi "costretto" a guardare uno di quei film orribili, senza senso, senza né capo né coda: la Pantera Rosa 2, quella con l'ispettore Clouseau interpretato da Steve Martin. Lo riporto qui, perché per recuperare il prezioso gioiello rubato viene convocato un team internazionale, in cui figura un italiano. L'italiano é interpretato da Andy Garcia, che é in realtá cubano. Gli affibbiano un'identitá composta da 4 tra nomi e cognomi, tutti ad affinitá partenopeo-iberica, ma c'é da dire che, almeno qui, l'italiano non fa la figura del cretino sbruffone. La sua parlata ed il suo modo di fare sono caricature, magari risulta troppo insistente nel corteggiare una donna, ma si dá da afre nel caso, riusolve situazioni, ed alla fine si ritira in favore di Clouseau quando capisce come stanno le cose con la donna che corteggiava.
Insomma, magari ci leggo troppo in questo film, peró si ha sempre paura di venire raffigurati come i malintenzionati, i delinquenti, i violenti, gli sfruttatori. E forse in fondo non siamo cosí importanti da essere sempre al centro dell'attenzione.

giovedì 17 luglio 2008

Non ti manca il tuo paese?

A volte qualcuno mi chiede "ma perché sei venuto qui? Non ti manca il tuo paese?"

La risposta é molto articolata. Partiamo dalla seconda domanda. Mi manca l'Italia, anzi "il mio paese"?

Anni fa mi trovavo per un breve soggiorno estemporaneo a Copenaghen (København), in Danimarca. Avevo poco piú di 20 anni, ero arrivato lassú da Bologna con un passaggio in macchina con i miei zii avventurosi, che si sarebbero poi spinti fino a Capo Nord, in Norvegia. Io invece avevo questa passione per la Danimarca, e mi feci lasciare all'ostello della gioventú della capitale danese. Lí conobbi varie persone provenienti da diversi paesi. Ricordo una notte una discussione sul proprio "paese" e non ho mai dimenticato quello che disse un ragazzo Americano: "il mio paese é qui", e mentre lo diceva si toccava la testa con un dito. Il tuo paese viaggia con te, diceva lui, e ti segue ovunque vai, non é un luogo fisico. Anni dopo, qui a Los Angeles, una persona con cui mi trovai a lavorare mi disse "il posto non importa, importa quello chi sei e quello che fai".

Sono quasi del tutto d'accordo con questo concetto. Io sono io, ovunque io sia, ma ci sono anche condizioni al contorno. Mi manca l'Italia? Alcune cose forse, la famiglia, gli amici, magari anche alcuni paesaggi. Ma alla fin fine, se si puó vivere diversamente altrove, se si possono fare cose altrove che non si potrebbero fare dove si é nati, che senso ha rimanere sempre nello stesso posto?

Eravamo in 19 nella mia classe l'ultimo anno di liceo, da quel che so, 16 abitano ancora lí, uno fa il pendolare settimanale con Milano, di un altro si sa che era andato a Roma, era tornato, e poi se ne sono perse le tracce. Quando abitavo a Milano e dissi ad alcuni amici che lasciavo lavoro e tutto quanto per venire negli Stati Uniti, una persona fu particolarmente arrabbiata, e disse "queste cose non succedono davvero, é solo una scusa perché vuoi rompere l'amicizia". Insomma, in Italia il concetto di costruirsi una vita altrove non é ancora ben definito nella mente delle persone.

Ma perché andare? La qualitá della vita gioca un ruolo importante. Spesso gli stranieri parlano della vita italiana come una di alto livello, cibo, relax, il sapere conciliare la necessitá del lavoro con il piacere. In realtá, e io lo ho sempre detto, questi stranieri non vivono il dettaglio quotidiano dell'Italia, la burocrazia, la mancanza di responsabilitá, il caos, essenzialmente la inaffidabilitá del sistema Italia che ti circonda. Loro arrivano, stanno anche magari un mese, ma non devono mettersi in coda all'ufficio postale, non devono litigare con persone che non fanno il loro dovere, non devono semplicemente "sperare" che le cose si aggiustino.

Un rimborso tasse, negli Stati Uniti arriva in poche settimane. All'ufficio postale, alla motorizzazione, nei musei, nelle universitá, perfino negli uffici di polizia, il personale é in genere civile e responsabilizzato. C'é una buca per strada? In una settimana viene riparata. Il vicino fa rumore? Glielo si dice, e lui in genere la pianta; se non la pianta, si riesce a farlo smettere. L'altro giorno hanno fatto un errore su un pagamento internet: mi hanno rimborsato dopo un rapido controllo. Compro un manufatto e mi accorgo a casa che c'é un buco o una smagliatura: ho 30 giorni di tempo per riportarlo. Ci sono tantissimi esempi di come la qualitá della vita sia, nel quotidiano, migliore qui che in Italia.

É sempre vero? Ci sono cose che non sono perfette, ci sono dappertutto. Molti pensano al sistema sanitario, io posso aggiungere anche quello pensionistico, la paranoia burocratica seguita all'11 settembre, un sistema meritocratico a volte piuttosto superficiale (i cretini esistono ahimé dappertutto). Spesso penso che gli Stati Uniti siano un paese in cui essere quando si é giovani: ci sono opportunitá, c'é la salute, c'é la disponibilitá. Da vecchio, molti continuano a lavorare per avere entrate o mantenere l'assicurazione sulla salute, e forse a quel punto, se non si hanno piú interessi professionali o passioni, tornare nell'Europa assistenzialista potrebbe presentare dei vantaggi. Ma vivere, penso che qui si viva e in Italia si attenda, si attenda sempre, si attenda un futuro migliore che non arriverá mai.

martedì 15 luglio 2008

L'Italia ed i suoi immigrati


Il Los Angeles Times di oggi riporta nella sua edizione su carta, un articolo che per oggetto l'Italia. L'Italia viene stigmatizzata per ignorare il fenomeno della poligamia tra gli immigrati di fede islamica. Il giornale riporta che problemi simili esistono in Inghilterra e Spagna, ma si fa un elenco di casi specifici italiani, e si dice, nel titolo che non compare in rete ma solo su carta, che "Le unioni poligame degli emigranti mussulmani vengono in gran parte ignorate dalle autoritá, lasciando alle mogli poche possibilitá di ricorso nel caso vengano abusate"> Il titolo dice "Lividi ed occhi chiusi in Italia".
Nulla da dire sul senso dell'articolo, la violenza e l'abuso sulle donne vanno combattuti sempre, ma dare la colpa all'Italia? Se si usa il pugno duro, si é cattivi, se si va nell'altra direzione, si é lassisti.