giovedì 17 luglio 2008
Non ti manca il tuo paese?
La risposta é molto articolata. Partiamo dalla seconda domanda. Mi manca l'Italia, anzi "il mio paese"?
Anni fa mi trovavo per un breve soggiorno estemporaneo a Copenaghen (København), in Danimarca. Avevo poco piú di 20 anni, ero arrivato lassú da Bologna con un passaggio in macchina con i miei zii avventurosi, che si sarebbero poi spinti fino a Capo Nord, in Norvegia. Io invece avevo questa passione per la Danimarca, e mi feci lasciare all'ostello della gioventú della capitale danese. Lí conobbi varie persone provenienti da diversi paesi. Ricordo una notte una discussione sul proprio "paese" e non ho mai dimenticato quello che disse un ragazzo Americano: "il mio paese é qui", e mentre lo diceva si toccava la testa con un dito. Il tuo paese viaggia con te, diceva lui, e ti segue ovunque vai, non é un luogo fisico. Anni dopo, qui a Los Angeles, una persona con cui mi trovai a lavorare mi disse "il posto non importa, importa quello chi sei e quello che fai".
Sono quasi del tutto d'accordo con questo concetto. Io sono io, ovunque io sia, ma ci sono anche condizioni al contorno. Mi manca l'Italia? Alcune cose forse, la famiglia, gli amici, magari anche alcuni paesaggi. Ma alla fin fine, se si puó vivere diversamente altrove, se si possono fare cose altrove che non si potrebbero fare dove si é nati, che senso ha rimanere sempre nello stesso posto?
Eravamo in 19 nella mia classe l'ultimo anno di liceo, da quel che so, 16 abitano ancora lí, uno fa il pendolare settimanale con Milano, di un altro si sa che era andato a Roma, era tornato, e poi se ne sono perse le tracce. Quando abitavo a Milano e dissi ad alcuni amici che lasciavo lavoro e tutto quanto per venire negli Stati Uniti, una persona fu particolarmente arrabbiata, e disse "queste cose non succedono davvero, é solo una scusa perché vuoi rompere l'amicizia". Insomma, in Italia il concetto di costruirsi una vita altrove non é ancora ben definito nella mente delle persone.
Ma perché andare? La qualitá della vita gioca un ruolo importante. Spesso gli stranieri parlano della vita italiana come una di alto livello, cibo, relax, il sapere conciliare la necessitá del lavoro con il piacere. In realtá, e io lo ho sempre detto, questi stranieri non vivono il dettaglio quotidiano dell'Italia, la burocrazia, la mancanza di responsabilitá, il caos, essenzialmente la inaffidabilitá del sistema Italia che ti circonda. Loro arrivano, stanno anche magari un mese, ma non devono mettersi in coda all'ufficio postale, non devono litigare con persone che non fanno il loro dovere, non devono semplicemente "sperare" che le cose si aggiustino.
Un rimborso tasse, negli Stati Uniti arriva in poche settimane. All'ufficio postale, alla motorizzazione, nei musei, nelle universitá, perfino negli uffici di polizia, il personale é in genere civile e responsabilizzato. C'é una buca per strada? In una settimana viene riparata. Il vicino fa rumore? Glielo si dice, e lui in genere la pianta; se non la pianta, si riesce a farlo smettere. L'altro giorno hanno fatto un errore su un pagamento internet: mi hanno rimborsato dopo un rapido controllo. Compro un manufatto e mi accorgo a casa che c'é un buco o una smagliatura: ho 30 giorni di tempo per riportarlo. Ci sono tantissimi esempi di come la qualitá della vita sia, nel quotidiano, migliore qui che in Italia.
É sempre vero? Ci sono cose che non sono perfette, ci sono dappertutto. Molti pensano al sistema sanitario, io posso aggiungere anche quello pensionistico, la paranoia burocratica seguita all'11 settembre, un sistema meritocratico a volte piuttosto superficiale (i cretini esistono ahimé dappertutto). Spesso penso che gli Stati Uniti siano un paese in cui essere quando si é giovani: ci sono opportunitá, c'é la salute, c'é la disponibilitá. Da vecchio, molti continuano a lavorare per avere entrate o mantenere l'assicurazione sulla salute, e forse a quel punto, se non si hanno piú interessi professionali o passioni, tornare nell'Europa assistenzialista potrebbe presentare dei vantaggi. Ma vivere, penso che qui si viva e in Italia si attenda, si attenda sempre, si attenda un futuro migliore che non arriverá mai.
martedì 15 luglio 2008
L'immagine dell'Italia
vi corrispondono i pregiudizi, fa sempre piacere essere visti positivamente. C'é chi
mi ha chiesto "Ma perché sei qui, se io potessi andrei in Italia adesso". Il discorso é lungo, e queste persone non sanno come é la vita di tutti i giorni in Italia. Lo affronteremo un'altra volta. Volevo peró aggiungere tre fotografie tratte dal Los Angeles Times di oggi (ancora!) che sono parte della campagna pubblicitaria di Starbucks, che si puó ormai definire come una multinazionale del caffé. Queste tre immagini, su tre pagine diverse (che culminano in un paginone finale che non pubblico), "italianizzano" Los Angeles: la prima dice "Rovine Romane scoperte ai pozzi di pece della Brea". La seconda dice "Corsie preferenziali per guidatori di Vespa sulla 405" (che é una delle autostrade piú intasate della cittá). Infine la terza dice "Il sindaco dá le dimissioni: si trasferirá in Italia per perseguire una carriera come cantante d'opera".



Insomma, a quanto pare l'immagine dell'Italia fa vendere. D'accordo, si tratta di caffé, ma l'idea é che se associ Starbucks all'Italia, la gente berrá piú caffé. Interessante no?
L'Italia ed i suoi immigrati

Il Los Angeles Times di oggi riporta nella sua edizione su carta, un articolo che per oggetto l'Italia. L'Italia viene stigmatizzata per ignorare il fenomeno della poligamia tra gli immigrati di fede islamica. Il giornale riporta che problemi simili esistono in Inghilterra e Spagna, ma si fa un elenco di casi specifici italiani, e si dice, nel titolo che non compare in rete ma solo su carta, che "Le unioni poligame degli emigranti mussulmani vengono in gran parte ignorate dalle autoritá, lasciando alle mogli poche possibilitá di ricorso nel caso vengano abusate"> Il titolo dice "Lividi ed occhi chiusi in Italia".
Nulla da dire sul senso dell'articolo, la violenza e l'abuso sulle donne vanno combattuti sempre, ma dare la colpa all'Italia? Se si usa il pugno duro, si é cattivi, se si va nell'altra direzione, si é lassisti.
sabato 1 marzo 2008
Altri Italiani
L'unica cosa che mi ha deluso un po' é stato il livello delle domande fatte all'ospite italiano: un paio di studenti ha insistito su una presunta coalizione, evocata anche da Beppe, tra i partiti di destra e quelli di sinistra per governare assieme il paese, sul modello tedesco. I due sembravano terrorizzati dall'idea che la sinistra potesse accettare di dividere le responsabilitá di governo con la destra.
Uno dei due ha inoltre detto che lui in realtá voterebbe la Coalizione Arcobaleno, ma non lo fará perché essendo lui studente di economia, si rende conto che questi "non capiscono niente di economia". Ha inoltre aggiunto che la spazzatura a Napoli c'é sempre stata, lui é di Gaeta (Latina) e lo sa bene, e se ne parla oggi solo perché "qualcuno la ha lasciata davanti alla porta sbagliata". Quando qualcuno ha obiettato che se dalle sue parti é sempre stato cosí, perché allora nessuno ha mai detto niente, lui ha risposto "No scusi io sono del Lazio, non della Campania", come a dire, per favore non confondetemi con quelli, che cosa ne so io.
Una donna, apparentemente docente di matematica in una universitá minore della zona, ha fatto un tragico appello per la sua cittá di origine, Ortona (Chieti), in cui pare che l'ENI voglia costruire una raffineria. Dopo che Beppe ha speso oltre un'ora a dire che non potremo sopravvivere se, come paese, ci propagandiamo solo come turismo, pasta e pizza, la signora in questione ha pensato bene di affermare che "l'Abruzzo é famoso per l'olio ed il vino, il petrolio non c'entra niente".
Insomma, la classica folla di italiani. Uno si domanda se lo stare all'estero per un po' di tempo ha in qualche modo contribuito a far loro vedere le cose da un altro punto di vista o meno, e le risposte ahimé non sono sempre positive. Io non sono Beppe, né vorrei esserlo, ma sono convinto che al di lá di questi personaggi valga la pena di contnuare a fare quello che fa, perché forse scremando bene qualcuno che dica qualcosa di diverso salta fuori. Ma ieri é stato un po' scoraggiante.
giovedì 25 ottobre 2007
Uffici Pubblici (1)
Tornato a casa, chiedo a mia moglie, americana, di chiamare, chissá mai che sentendo qualcuno con nome non italiano siano piú disponibili. Rassegnata al marito italiano rompiscatole, chiama e non riesce a parlare con nessuno, ottenendo solo di lasciare un messaggio; per cui non sappiamo se la prenotazione é stata fatta, o siamo in lista d'attesa, o chissá cosa. Siccome nessuno la richiama indietro, il girono dopo, ad un'ora diversa, lei richiama e si ritrova davanti la stessa tiritera di segreterie e messaggini che rimandano qua e lá. Alla fine manda una email, e anche lí nessuna risposta. Ci convinciamo che vada bene cosí, che basta lasciare il nome e che semplicemente non rispondano.
Il giorno dell'incontro, andiamo sul posto con 40 minuti di anticipo. Scopriamo che l'autore sta giá parlando col pubblico; chiedo spiegazioni al cerbero al banco d'ingresso, il quale non si cura di prenotazioni ed orari pubblicati in rete e su opuscoli vari, e mi abbaia letteralmente che "la saletta é giá chiusa a chiave e non si entra". Mia moglie rimane stupita dall'atteggiamento (un po' d'italiano lo mastica, e poi passiamo all'inglese, cosicché tutti capiscano). La saletta in realtá ha una grande parete a vetri, e decine di persone entrano ed escono mentre Stella parla, disturbando lui e parte degli astanti, in un continuo via vai. Io decido di non seguire l'esempio e osservare da fuori, ma dopo pochi minuti l'evento é terminato. Ci sarebbe un concerto a seguire, fragole con la panna e champagne, e si sente profumo di risotto e di gamberetti proveniente dall'altra parte dell'Istituto. Ce ne andiamo lo stesso, mia moglie un po' stupefatta dall'attegiamento e dal mancato rispetto dell'orario, io imbufalito come ai tempi in cui ero a Bologna.
Per quattro volte abbiamo tentato di prenotare per questo evento, ed in tre casi non abbiamo avuto risposta; in uno sono stato trattato non dico neppure poco professionalmente, ma semplicemente male.
L'orario pubblicizzato non é stato rispettato; ci puó essere un ritardo, ma un anticipo? Poi era dovere dare una spiegazione a chi, come noi ed altri sventurati, si é presentato addiritttura in anticipo sull'orario previsto.
In piú, non solo il personale addetto non si é scusato o giustificato, ma ha asserito in maniera poco urbana che non era piú possibile accedere all'evento, mentre bastava girare l'angolo per poterlo fare in barba ai suoi divieti (io ti ho detto di no, ma se vuoi farlo lo stesso sono affari tuoi).
Morale: una certa Italia non cambia mai, anche se esposta a culture diverse; l'arroganza del personale, che dovrebbe essere a servizio sia di noi italiani che siamo all'estero sia di chi abita in questo paese ed é interessato a conoscere la cultura del nostro, ebbene questa arroganza é infinita; la mancanza di precisione, di puntualitá, insomma in poche parole di affidabilitá, é costante, una vera piaga. Non ci sono responsabili, tutto sará come prima, semplicemente gli amici degli amici continueranno ad andare agli incontri, le persone che sono interessate continueranno a essere trattate male. Non é un film che abbiamo giá visto migliaia e migliaia di volte anche in Italia?
mercoledì 3 ottobre 2007
Bologna a Los Angeles: Santa Caterina
Il 14 luglio del 1769 una spedizione comandata da Gaspar de Portolá, governatore spagnolo della Bassa California (quella parte di California che oggi appartiene al Messico) era partita da San Diego alla volta di Monterey, la capitale fino a quel punto raggiunta solo via mare. Si trattava appunto della prima esplorazione della California via terra. Tra i membri della missione c'era anche il padre francescano Juan Crespí, grande amico ed estimatore del padre Junipero Serra (nonostante i cognomi Crespi e Serra siano italiani, le fonti che ho trovato evidenziano come entrambi fossero nati a Maiorca, nelle Isole Baleari; le Baleari erano state possedimento genovese in passato; origini liguri? la mappa dei cognomi italiani evidenzia come il cognome Crespi sia oggi concentrato nel triangolo Lombardia - Piemonte - Liguria, con una buona percentuale in quest'ultima regione,mentre il cognome Serra, comunque molto piú comune, sia principalmente diffuso in Sardegna, ma sempre con alte percentuali nel giá citato triangolo).
Padre Crespí partecipó alla missione come osservatore e diarista, in sostituzione di padre Serra in quel momento malato. Le informazioni che il padre ci ha lasciato dicono che il 2 luglio 1769 la spedizione di Portolá era arrivata sulle rive di quello che verrá chiamato il fiume degli Angeli (rio de Los Angeles), dove si fermó per la notte; da qui invece di seguire il fiume si spinsero verso la costa, passando i depositi ribollenti di pece della Brea per arrivare il 4 agosto presso la odierna Westwood, sede della University of California, Los Angeles (UCLA). Sabato 5 agosto 1769, parte della spedizione si diresse verso l'Oceano Pacifico, ormai a pochi km di distanza, per verificare la possibilitá di muoversi lungo la costa. Arrivati dove oggi sorge la cittá di Santa Monica, e osservando l'alto litorale e le montagne verso Topanga e Malibu, decisero di tornare indietro e, consultandosi con guide indiane, passarono i monti (oggi chiamati le Montagne di Santa Monica, o Santa Monica Mountains in ingelse) da Westwood lungo la valle piú ampia della zona, oggi chiamata il Passo di Sepulveda. Dopo una laboriosa salita al passo, Crespí notó che dall'altra parte si estendeva "una valle molto grande, bruciata dai pagani.. larga 3 leghe e lunga 8 (circa 13 per 58 km).. contenente un bacino d'acqua dolce molto grande..". Crespí notó inoltre l'esistenza nella valle di un numero elevato di querce sempreverdi e decise di chiamarla la "Valle di Santa Caterina da Bologna delle Querce" ("El Valle de Santa Catalina de Bononia de Los Encinos). A volte il nome latino Bononia si trova rimpiazzato da quello spagnolo Bolonia, e lo specifico nome della quercia in questione Encino (Live Oak in inglese) viene rimpiazzato da quello generico Roble.
Il toponimo Bolognese non duró a lungo: il sindaco della neonata Los Angeles, Francisco Reyes, installó tra il 1793 ed il 1795 un ranch nella valle di Santa Caterina da Bologna, ma scelse di chiamarlo con la sua forma piú breve, il Rancho Los Encinos (la Fattoria Le Querce). Nel 1797 vendette la proprietá alla Chiesa Cattolica e si ritiró presso il bacino d'acqua dolce indicato 30 anni prima da Crespí; nel frattempo, la California da spagnola era diventata messicana e nel 1845 Pio Pico, l'ultimo governatore prima dell'arrivo degli statunitensi, sequestró le terre per affidarle ad alcuni dipendenti indiani. Dopo una lunga serie di peripezie e compravendite, nel 1949 lo stato della California acquistó definitivamente quello che rimaneva del ranch per farne finalmente, nel 1971, un parco pubblico (Los Encinos State Park).
Quando nel 1797 la Chiesa acquistó parte della Valle, lo fece per potere costruire una nuova Missione, dedicata a Ferdinando, Re di Spagna (Mision del Señor Fernando, Rey de España). Da allora il nome del re, in qualche modo santificato, ha coinciso con quello della Valle: oggi si chiama la Valle di San Fernando (San Fernando Valley), e del nome di Bologna non c'é piú alcuna traccia, se non qualche cenno nei documenti e nelle didascalie nel Parco Statale delle Querce. Ridotta la missione a semplice chiesa cattolica all'interno della Valle di San Fernando, il tutto é oggi parte della tentacolare cittá di Los Angeles, con alcune comunitá indipendenti circondate dalla metropoli.
Come si puó vedere, il legame di Bologna con Los Angeles é estremamente tenue, e comunque se non perduto, sconosciuto ai piú. Molti nomi qui in cittá sono di origine spagnola, e parecchi di questi sono legati a santi italiani o a localitá di santi italiani (Los Angeles era originariamente il "Villaggio di Nostra Signora, la Regina degli Angeli del Torrente della Porziuncola", dove la Porziuncola é il fiumiciattolo che scorre lungo l'Appennino presso Assisi e caro a San Francesco; il quale naturalmente dá il nome alla cittá di San Francisco, un 600 km piú a nord); come con Cristoforo Colombo, la retorica spagnola nelle terre colonizzate da Madrid si é appropriata di numerose cose e persone, comprese quelle italiane.
martedì 2 ottobre 2007
Cos'é Bologna in America
Partendo dalla premessa che molte persone non sanno collocare il loro paese od il loro stato su una carta geografica (ma questo é un tratto comune a molte nazionalitá), ne consegue che pochissimi sanno che Bologna é una cittá. In genere il nome Bologna fa subito pensare ad una specie di salume (un esempio si puó vedere qui, su una pagina della Kraft). Questo salume, nemmeno un lontano parente di quelli italiani, é spesso fatto di carne di tacchino o manzo ("turkey bologna" o "beef bologna"); il maiale , come si aspetterebbe invece un italiano, non viene utilizzato, e sulle tavole americane é comunque usato con meno frequenza di pollame e manzo. Non solo: bologna viene pronunciato boloni, esattamente come la parola "boloney", che significa stupidaggini, o scemenze; da qui viene la frase "to be full of boloney" per indicare una persona che parla parla ma non dice nulla, o che fa asserzioni campate per aria.
Il termine "bolognese" appare anche nella famigerata dizione "bolognese sauce", o salsa alla bolognese, un generico miscuglio di pomodoro e carne che assomiglia molto alla lontana al nostro ragú. I famosi "spaghetti alla bolognese" che notoriamente non esistono a Bologna, riempiono centinaia di menú di ristoranti pseudo-italiani.
Incontrando persone di piú elevato livello culturale, che sanno cioé che esiste un paese chiamato Italia da qualche parte nel mondo, bisogna fare una distinzione tra le zone in cui l'emigrazione italiana nel secolo scorso é stata alta e quelle in cui é stata relativamente bassa, dove la considerazione per l'Italia é leggermente migliore e pochi parlano di stereotipi, la mafia, la guerra (anche se ho dovuto sopportare la mia parte di questi pregiudizi) concentrandosi su altri, pur se meno negativi, cliché: la moda, l'arte, le macchine sportive, il calcio, il cinema in alcuni casi. Alcune di queste persone conoscono le classiche Firenze, Roma e Venezia; qualcuno si spinge a citare Capri, Napoli, Verona o Siena, chi ha interessi piú differenziati cita Milano, la costa ligure, la Toscana in generale, Taormina. Chi é stato in Italia magari cita Bologna perché ci é passato in treno o in macchina" per andare da Firenze a Venezia. Pochi adepti la hanno VISTA, sono scesi da quel benedetto treno e ci hanno camminato.
I giornali, almeno quelli che sfoglio io, quali il Los Angeles Times ed il New York Times, hanno iniziato a parlarne come una delle capitali mondiali del cibo; al Getty Center, istituzione d'arte privata dalle grandi capacitá economiche, ci sono state mostre tipo "due secoli di disegni bolognesi"; similmente, altri musei mostrano opere di bolognesi, sia di proprietá che in prestito.
Si puó dire che, se una persona ha interessi culturali, o geografici, sa cos'é Bologna, dov'é, e la sua importanza relativa. La maggior parte della gente tuttavia continua a pensare che essere di Bologna sia un modo buffo per dire che sei "full of boloney"